Con l’inizio dell’anno scolastico tornano le segnalazioni di pidocchi e, più raramente, di scabbia. Si parla spesso di “insetti della scuola”, ma occorre una precisazione: il pidocchio è un insetto, mentre Sarcoptes scabiei, responsabile della scabbia, è un acaro.
Conoscerne le differenze aiuta a scegliere le misure giuste, senza creare allarmismi.
Pidocchi: come si trasmettono e come riconoscerli
Il pidocchio del capo vive tra i capelli e si nutre di sangue (ematofago). Passa da una persona all’altra soprattutto quando le teste si toccano, come accade facilmente durante il gioco. Non salta e non vola. Contrarre i pidocchi non significa avere una cattiva igiene: anche i capelli lavati di frequente possono ospitarli.
Cosa fare quando la scuola segnala un caso di pidocchi
Quando la scuola segnala un caso, è utile agire subito in due direzioni contemporaneamente.
- comunicare ai genitori di tutti gli alunni di controllare il capo dei loro figli.
- controllare i capelli dei bambini, prestando attenzione soprattutto alla nuca e alla zona dietro le orecchie. Un pettine a denti fitti, usato con buona luce, facilita la ricerca. Se si individuano pidocchi vivi, il trattamento va scelto con il consiglio del farmacista o del medico e applicato secondo le istruzioni.
Occorre poi verificare che abbia funzionato e ripeterlo quando previsto dal prodotto utilizzato. Controllare anche gli altri conviventi permette di individuare eventuali ulteriori casi; trattare preventivamente tutti, senza aver trovato l’infestazione, non è invece una misura utile.
Scabbia: trasmissione e sintomi
La scabbia è diversa. L’acaro scava piccoli cunicoli nello strato superficiale della pelle e provoca prurito intenso, spesso più evidente di notte, insieme a lesioni cutanee. La trasmissione avviene principalmente attraverso un contatto prolungato pelle a pelle. Per questo, davanti a sintomi sospetti, serve una valutazione medica: il prurito, da solo, non basta a stabilire che si tratti di scabbia.
Cosa fare in caso di diagnosi confermata di scabbia
Se la diagnosi è confermata, il medico indica la terapia e valuta quali contatti stretti debbano essere trattati nello stesso periodo, anche se non hanno ancora sintomi. Fornirà inoltre indicazioni per la gestione di indumenti, asciugamani e biancheria. Dopo il trattamento il prurito può continuare per alcune settimane: non è necessariamente il segno che gli acari siano ancora presenti. La comparsa di nuove lesioni, invece, richiede un nuovo confronto con il medico.
Il ruolo della scuola nella gestione dei casi
Qual è il compito della scuola? Informare le famiglie con chiarezza, proteggere la riservatezza dei bambini e seguire le indicazioni dei servizi sanitari quando necessarie. Spruzzare insetticidi nelle aule non è la risposta a parassiti che vivono sulle persone. Anche cercare un presunto responsabile o attribuire il problema alla pulizia delle famiglie produce soltanto stigma.
Trattamenti degli ambienti scolastici
Eventuali trattamenti con vapore secco o con formulati a base di piretrine privi di piperonil butossido (PBO), eseguiti durante i giorni di chiusura della scuola, possono contribuire a ridurre la presenza di questi parassiti negli ambienti scolastici CON UN IMPATTO AMBIENTALE PRATICAMENTE NULLO.
Prevenzione e collaborazione tra scuola, famiglie e sanitari
Per pidocchi e scabbia, la strategia più efficace è fatta di riconoscimento tempestivo, trattamenti appropriati e collaborazione tra scuola, famiglie e sanitari. La conoscenza evita sia la sottovalutazione sia gli interventi eccessivi.
