Negli ultimi giorni Roma è tornata al centro dell’attenzione per il crescente numero di segnalazioni di Vespa orientalis, il cosiddetto calabrone orientale.
Gli interventi per la rimozione dei nidi sono aumentati, soprattutto in condomini, sottotetti, cassonetti delle tapparelle e altre cavità degli edifici.
È importante chiarire subito un aspetto: Vespa orientalis non è una specie aliena, come invece lo è il calabrone asiatico (Vespa velutina). Si tratta di una specie autoctona del bacino del Mediterraneo, presente da tempo anche in Italia meridionale, che negli ultimi anni sta ampliando il proprio areale verso il Centro e il Nord. Tra le possibili cause vi sono l’aumento delle temperature e la crescente disponibilità di habitat urbani favorevoli.
Anche questa specie possiede diversi nemici naturali, tra cui uccelli insettivori, piccoli mammiferi, ragni, mantidi e alcuni microrganismi patogeni. Tuttavia, negli ambienti urbani il loro effetto di contenimento è generalmente limitato.
Perché proprio le città?
Uno degli aspetti più interessanti di Vespa orientalis è la sua forte adattabilità agli ambienti costruiti dall’uomo, non è un caso che abbia molte similitudini con Vespa crabo, il nostro calabrone comune. I nidi vengono frequentemente rinvenuti in:
- cassonetti delle tapparelle;
- intercapedini murarie;
- sottotetti;
- cavità nei muri;
- vani tecnici;
- pozzetti e tombini;
- edifici abbandonati.
Questa stretta associazione con gli edifici aumenta inevitabilmente le occasioni di incontro con le persone.
Le città, inoltre, offrono condizioni ideali per il suo sviluppo: numerosi siti protetti per la nidificazione, abbondanza di insetti da predare, rifiuti organici, frutta matura, bevande zuccherate e temperature elevate dovute al cosiddetto effetto “isola di calore”. Il cambiamento climatico potrebbe inoltre favorire stagioni biologiche più lunghe e una maggiore sopravvivenza delle regine fondatrici.
La Vespa Orientalis è pericolosa?
Come tutte le vespe sociali, Vespa orientalis non attacca l’uomo senza motivo. Il rischio principale si verifica quando ci si avvicina inconsapevolmente al nido o si tenta di eliminarlo con metodi improvvisati. In queste situazioni la colonia può reagire in modo difensivo.
Nella maggior parte dei casi la puntura provoca dolore, gonfiore e arrossamento localizzato. Nei soggetti allergici, invece, possono verificarsi reazioni anche gravi che richiedono un intervento medico immediato.
Come comportarsi?
Se si individua un nido è importante evitare interventi improvvisati. L’utilizzo di acqua, fuoco o altri rimedi “fai da te”, così come l’impiego di prodotti non idonei o utilizzati in modo scorretto, può aumentare l’aggressività delle vespe senza risolvere il problema. Per i nidi di grandi dimensioni o situati in punti difficilmente accessibili è sempre consigliabile rivolgersi a personale qualificato per una corretta valutazione del rischio e l’eventuale rimozione del nido.
L’importanza della prevenzione
La gestione di Vespa orientalis non può limitarsi alla semplice eliminazione dei nidi. È fondamentale investire nell’educazione ambientale, rivolta sia alle scuole sia alla popolazione adulta, attraverso incontri pubblici, gazebo informativi, opuscoli e campagne sui social.
Una cittadinanza informata è in grado di riconoscere precocemente la presenza dei nidi, evitare comportamenti rischiosi e comprendere che non tutti gli imenotteri rappresentano un pericolo. Molte specie svolgono infatti un ruolo essenziale negli ecosistemi come impollinatori o predatori naturali di altri insetti.
L’obiettivonon deve essere creare allarmismo, ma promuovere una convivenza consapevole tra uomo e ambiente. Investire nella prevenzione e nella divulgazione scientifica significa aumentare la sicurezza dei cittadini e contribuire alla tutela della biodiversità.
